
Tratto dall'ultimo numero de L'ANGOLO OTTUSO
Diciamo la verità: è stato bello pensare che un presidente americano, oltre che democratico potesse essere nero e perfino giovane, addirittura meno di cinquant'anni. In Italia, al massimo lo avrebbero messo a fare l'assessore ai diritti degli immigrati al comune di Vercelli (che comunque è sempre meglio degli Stati Uniti, visto la fine che gli hanno fatto fare). Comunque, ora che non c'è più, possiamo concentrarci sulle indagini sull'omicidio: oltre venti accusati già fatti fuori. Coinvolti tutti i principali gruppi fondamentalisti di destra, centro e sinistra. Sospettato anche il governo e il sottogoverno e c'è addirittura qualcuno che azzarda a dire che è un complotto.
2 Novembre: è domenica pomeriggio. A pochi giorni dalle elezioni presidenziali americane il candidato favorito, Barak Obama, viene ucciso a New York nei pressi del Palazzo di Vetro, sede dell'ONU. L'omicidio avviene ad opera di un cecchino che colpisce alla testa il candidato con un proiettile sparato da un fucile di precisione. In pochi minuti la notizia si diffonde in tutto il mondo, in Italia verrà data con alcune ore di ritardo perché, come risaputo, gli unici giornalisti che lavorano di domenica pomeriggio sono quelli sportivi, e pare che nessuno di loro sappia chi è Barack Obama, solo uno di loro ha ipotizzato che potesse trattarsi dell'ultimo acquisto dell'Inter. Il cecchino omicida viene subito arrestato. È un giovane di 25 anni, Karl Cameron Williams, soprannominato “Georing”, neonazista appartenente al gruppo “Non vogliamo presidenti democratici, figuriamoci negri: kill Obama”. L'assassino viene arrestato e rinchiuso nel carcere di New York, ma per errore viene messo nel braccio riservato ai terroristi antinazisti. Si comincia a parlare di complotto.
3 Novembre: John McCain, candidato repubblicano, fa un discorso alla nazione a reti unificate. Apparendo in tv in divisa militare e con in braccio un fucile automatico si propone come presidente di tutti e promette agli americani di eliminare l'ICI e soprattutto vendicare l'omicidio del suo rivale. “Anche se negro e comunista era un bravo ragazzo – dice – e meritava di essere sconfitto e non ucciso, anche se, bisogna dire, in un modo davveeeero raffinato. Ragazzi, è stato un colpo formidabile, non era mica facile sparare a quella distanza e in quelle condizioni, ve lo dice uno che se ne intende”.
3 novembre: l'omicida di Obama viene trovato morto, crivellato di proiettili di Kalashnikof. L'assassino è un certo Johnny “odio i nazisti” Troskij, colpevole di strage e omicidi a sfondo anti-nazista. L'assassino viene subito trasferito nel carcere di massima sicurezza di Dallas, Texas, questa volta in isolamento. Cominciano le polemiche sul permesso per i detenuti di possedere armi da fuoco, in rispetto della tradizione americana, mentre il sospetto che dietro l'omicidio di Obama ci sia un complotto, aumenta di giorno in giorno.
4 Novembre: E' il giorno del voto, John McCain viene eletto con il 100% dei voti, l'America si stringe intorno a lui. Intanto, nel carcere di massima sicurezza di Dallas, subito prima dell'interrogatorio a cui doveva essere sottoposto, l'assassino dell'assassino di Obama, Johnny Troskij, viene trovato morto. L'autopsia rivela che è stato avvelenato dopo aver consumato una colazione ordinata al vicino bar “Da Robert il fascista” Capone, di origine italiana, composta da caffè al cianuro, cornetto alla stricnina, succo di pera al vaiolo e vino al metanolo di provenienza italiana. “Robert il fascista” viene immediatamente arrestato e trasferito in una località segreta per essere interrogato. Oramai si parla apertamente di complotto.
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