mercoledì 20 agosto 2008

Il mondo che vorrei. Fare miliardi con canzoni come queste.



di Michele Perrella - www.theholyhour.it


Estratto dal numero zero-bis scricabile al link
www.bengodisity.org/angolo/ottuso_0bis.pdf


Vette di infinita poesia, versi indimenticabili come “mi piaci tu, mi piaci tu, mi piaci tu ma come te lo devo dire mi piaci tu mi piaci tu mi piaci solo tu ma come te lo devo dire”. Il critico musicale de L'angolo Ottuso analizza e sviscera l'ultimo album del grande rocker nostrano scoprendo che dietro canzoni solo apparentemente banali e vuote si nasconde un grande del pensiero moderno.



Eh si, caro Vasco... cantava bene Bennato che, elogiando i cantautori, diceva: “tu sei perfetto, tu non hai un difetto, che rabbia che ci fai, ma non e' giusto che tu hai tutto e noi invece no!!”
Eh si... tutto vero! Ma avete ascoltato “Il mondo che vorrei”, il nuovissimo, fiammante cd del
nostro Vate, il Vasco Nazionale? Mai come questa volta il Nostro ha riempito di poesia le sue canzoni dalla melodia indimenticabile.
Leggete ad esempio lo spleen di frasi come “sarà colpa del whisky, o sarà colpa del caffè, ma non mi ricordo più di te”?

Questo è puro disagio interiore, è la sindrome Barrettiana che colpisce l'autore e lo rende succube dello stesso testo che sta scrivendo. “Mi piaci tu mi piaci tu mi piaci tu, ma come te lo devo dire, mi piaci tu mi piaci tu mi piaci solo tu, ma come te lo devo dire” è la rivoluzione e la modernizzazione del mantra, qui adeguatamente riproposto per i cultori del genere. E che dire del parallelismo fra l'America dello Spreengsteen stile “I'm on fire” e i quartieri di Zocca? Eccolo: “come riempi ...bene quei jeans, cammini come una dei filmsss, coi tacchi quasi galleggi, c’hai dei movimenti che mi stendi”.
Tutto molto poetico, dove intimismo, sensazione ed emozione si sposano perfettamente con metriche ed endecasillabi sciolti delle sue liriche. È il trionfo del testo ribelle che strizza l'occhio al miglior Morrison dei tempi che furono, ma con una italianità che al grande Jim mancava. E vogliamo parlare dell'attualità delle sue parole che rappresentano alla perfezione i giorni che stiamo vivendo?
Ecco il nostro eroe che dice: “e adesso che non ho più il mio motorino che cosa me ne faccio di una macchina? Adesso che non c’è più Topo Gigio che cosa me ne frega della Svizzera?”.

Senza il motorino che gli è stato preso da Robin Hood Tremonti non ha senso avere neanche l'auto, e Topo Gigio che gli gestiva il conto in svizzera? Anche lui ha fatto le valigie ed è fuggito con Jessica Rabbit da tempo in rotta d'arrivo col coniglio Roger. Spazio anche al testo
di sofferenza, di rassegnazione, di sfiducia verso la persona amata che non ricambia adeguatamente; la trama più bella da declamare recita : “Anche se sembra non è così, tu pensi sempre di fottermi, forse sei capace di tutto ormai, anzi son sicuro mi tradirai”.

Ci si addentra in tematiche inerenti l'inettitudine verso un rapporto ormai allo sbando, i riferimenti allo Zeno Cosini di turno si sprecano dato che il nostro Vasco è in balia della sua coscienza che ha partita facile verso la propria fragile e sensibile personalità. Infine il buon Rossi non può non farci notare di come in Italia ci voglia poco a diventare miti e canta: “Basta poco a fare impressione, basta poco, basta andare in televisione che la gente subito ti riconosce per la strada si fa presto a montarsi la testa” ma sarà mica un pezzo autobiografico?
Insomma tutti quelli che in passato si sono lamentati di una certa ripetitività o (assolutamente
presunta) banalità nei testi del Grande Vasco, sono serviti a dovere. In questo “il mondo che vorrei”, Vasco racconta con infinita poesia il mondo che vorrebbe.
E che vorremmo anche noi, ad esempio fare miliardi scrivendo canzoni in cinque minuti.
Evvabbè, sarà per la prossima volta.

1 commenti:

PSP ha detto...

Che ironia!

Voglio trovare un senso a questo post anche se questo post un senso non ce l'ha.

Fortuna che domani arriverà lo stesso.

:)

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